Milano, 17 ottobre 2009
Sempre più cara e dolce Lettrice, caro Lettore,
come forse già sai o forse ancora ignori, dodici mesi or sono ci siamo trovati davanti alla tragica congiunzione di due terribili eventi. Da una parte i meccanismi impazziti della burocrazia universitaria, che hanno minato lo svolgersi sereno del nostro lavoro; dall’altra l’abbandono da parte di Franco, nostro amico e custode editoriale, il quale, ferito e vergognato dallo stato misero della vita culturale (e non solo) del nostro paese, ha deciso di percorrere la lacerante via della fuga, dell’esilio, scegliendo contemporaneamente di chiudersi nel silenzio soffocante, e a oggi imperturbato, della clandestinità.
A noi che restiamo rimane il compito di andare avanti e il dovere di farlo al meglio. Questo che hai tra le mani, dolcissima Lettrice e caro Lettore, è il nostro tentativo di andare avanti, seppur orfani e in balia del mondo. È il tentativo di continuare a dare spazio a ciò che, nell’inferno che viviamo tutti i giorni, inferno non è.
Quello che hai iniziato a sfogliare, dolce Lettrice e caro Lettore, è un Aleph diverso dal solito, un Aleph speriamo più maturo, più organico e un pochino meno autoreferenziale.
La realtà ci incalza d’appresso, e il suo alito sui nostri colli ci appesta. La maschera di un mondo che pensavamo costruito sulla ragione e sui valori dell’intelligenza, si sta disgregando lasciando intravedere dagli strappi i tratti inconfondibili del decomporsi. Mai come in questi giorni abbiamo bisogno di riflettere, di riunirci e di reagire, per tentare di porre limite al peggio, per tentare almeno di difendere quel che resta: quel che ancora inferno non è.
Il mondo della letteratura, contro il pensiero di quelli che lo raffigurano lontano dalle esistenze quotidiane, arroccato in sacre torri bianche irraggiungibili, ha in sé gli strumenti per preparare gli uomini al proprio destino. È dunque anche sui campi sterminati dell’immaginazione, sulle infinite pagine che il pensiero umano ha partorito nel corso della Storia grazie al genio e alla volontà di alcuni uomini, che si gioca, tra quelle che hanno composto e comporranno la partita della Storia, la mano che ci riguarda.
La maggior parte del numero che ti appresti a leggere, dolce Lettrice, caro Lettore, è dedicato proprio alla memoria di uno di quegli uomini, uno tra coloro che hanno provato a non chiudere gli occhi, fissare l’inferno, cercare di capirlo. Quest’uomo è Leonardo Sciascia, un intellettuale la cui voce, spentasi vent’anni fa, vorremmo continuasse a ripetere all’infinito la sua lezione di onestà intellettuale e di impegno civile. È per questo, per fare in modo che la sua voce continui a riecheggiare in altre voci, che abbiamo chiesto aiuto ad alcune personalità della cultura italiana che il caso e l’amicizia ci hanno reso prossime. I loro nomi sono Matteo Collura, Giuseppe Traina, Marcello D’Alessandra, Giuseppe Cipolla e, non da ultimo, il nostro Gero Micciché. A tutti loro va un enorme ringraziamento, perché senza il loro contributo questo numero non esisterebbe.
Speriamo che il risultato dei loro sforzi possa essere, per i conoscitori di Sciascia, una lettura interessante e appassionante e, contemporaneamente, per i tanti che ancora non hanno frequentato le sue pagine, una valida opportunità per avvicinarcisi con curiosità e profitto.
Le novità di questo numero sono molte ed è per questo, dolce Lettrice, caro Lettore, che calorosamente ti lasciamo alle sue pagine, augurandoci che siano per te una buona lettura.
Un abbraccio,
La Redazione
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